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L’espressione teatrale, la perfomance, insomma  il raccontare una storia “in diretta, dal vivo” è la cosa che in questo momento mi interessa di più. Si riescono a esplorare i campi più svariati, sia singolarmente (mentre si sviluppa il progetto) sia contemporaneamente (nel momento della sua rappresentazione). Cosa ci può essere di meglio e di più? Una festa a colori emotivi che ti accerchiano e ti spingono impetuosamente verso ignote sfumature.

In primis c’è l’emozione. Io la visualizzo così: una matassa luminescente invitante per il gatto-autore, il quale non può che punzecchiarla e cominciare a slegarla. Quando l’emozione ha preso la sua forma, entra in scena lo strumento parola. Ad ogni curva, ad ogni rettilineo di questo filo, va adagiata una parola, un’espressione. Un bellissimo gioco ad incastri che, quando è perfettamente riuscito, provoca una luminosa fissione tra nuclei creativi. La storia ha identificato la propria mappa. A quel punto, la voce, seguendo le trame concentriche e le rotte dell’emozione, porta l’attenzione verso sconosciute aree del vissuto.

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L’idea nasce dalla fascinazione che ogni uomo mediamente sano di mente e romantico, subisce dall’immaginario femminile. L’uomo è ABC: la semplicità fatta persona. La donna è Z-A. Una testarda complicanza all’incontrario e poi ritorno. Anche l’uomo contiene parti di sensibilità, certo. A molti piace dire anche “di più”. Non so. La donna è fatta di infinito e delicatezza super-dura. Non si può far altro che rimanerne estasiati. Ho cercato donne che volevano semplicemente esprimere se stesse, donne considerate comuni dalla società, ma non dalla storia.

Gli incontri professionali sono il sale di certe professioni o attività. Maria Antonietta Centoducati è stato un bell’incontro. Come impatto mi ricorda molto Mariangela Melato (stessa forza emotiva, stessa forte caratterizzazione della voce). Era il perfetto strumento per esprimere fiumi di  dramma e passione, di sogni infranti o riusciti, rimasti però tutti immortali, idee vissute in maniera solitaria e condivise universalmente.

 

AMELIA EARHART

Ha inseguito il suo sogno, a costo della vita. Il suo progetto del giro del mondo attraverso la rotta più lunga  si è spento, annegato nel modo più triste: nel più totale isolamento, sperduto in un deserto d’acqua senza oasi di terra. La sua vita avventurosa ha creato un’iconografia, di moda e di atteggiamento, ancora attraente.

JANET FRAME

Probabilmente uno dei primi granelli  che ha scardinato un consolidato approccio sociale alle cosiddette riabilitazioni mentali. L’imperterrito inseguimento, cioè,  verso trattamenti medici che sono definibili medievali.  Un occhio che non dimenticava nulla e non perdeva nessun particolare delle realtà che di volta in volta le si presentava davanti. Scrittrice era e altro non poteva essere.

NELLY BLY

Per certi versi l’unica vera vincente dal punto di vista concreto. Una giornalista che ha quasi inventato il giornalismo investigativo sotto copertura. Prima donna a fare il giro del mondo (in 72 giorni) “non accompagnata”. No, non dai genitori: non accompagnata da un uomo.

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