| The DGWP (2) |
| di Daniele |
| 12/06/2009 alle 08.33 |
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Sto realizzando i primi schizzi dei flash visivi che sto avendo. Ascolto continuamente la traccia di Mileece, che ha un ritmo da ballata, con un leggero sapore orchestrale. La storia quindi non ha una cadenza narrativa serrata. Questo comporta ideare un racconto che, pur con un ritmo regolare, deve comunque far sentire lo spettatore coinvolto. Forse è più difficile, rispetto a ritmi schizzati. Ma questo è il bello del creare, trovare sempre nuove strade. |
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| The Danger Global Warming Project |
| di Daniele |
| 04/06/2009 alle 23.24 |
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![]() "The Danger Global Warming Project is destined to become the definitive worldwide creative campaign focusing on climate change, ultimately with the creative support of hundreds of respected artists, worldwide." Ebbene, si torna in pista. Era da tempo che non toccavo più con la mente un qualcosa che avesse un fotogramma dietro l’altro, in sequenza animata. Poi vengo contattato da questa associazione con che vuole creare questo grande progetto con altri artisti internazionali. Hanno agganciato ad una serie di musicisti un’altra serie di registi, tra cui me. Mi hanno mandato la traccia musicale, di un’artista francese, Mileece. Mi hanno chiesto di valutarla ed eventualmente lavorarci sopra. L’ho trovata eccellente. Una ballata d’altri tempi. Ed eccomi qui a studiare lo storyboard. Ho già una storia, una sequenza di immagini. Devo solo mettere insieme i pezzi. Stiamo a vedere. Ma le prime immagini che il mio cervello mi ha mandato sono piuttosto interessanti. |
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| Il caffè è per chi chiude i contratti (17) |
| di Daniele |
| 04/06/2009 alle 20.56 |
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| Il caffè è per chi chiude i contratti (16) |
| di Daniele |
| 24/05/2009 alle 18.08 |
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| E ci risiamo |
| di Daniele |
| 08/05/2009 alle 20.36 |
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Prima guardate, poi leggete.
Carousel, directed by Adam Berg (Stink Digital) - 2009 Le foto dello scandalo - directed by Daniele Lunghini - 2001 Riprendendo l’incipit dell’email di Diego Zuelli, l’amico col quale ho realizzato le foto dello scandalo, “ci risiamo”. Sarà un periodo, ma in questo scorcio di anno vediamo lavori che hanno molto, troppo in comune con i nostri due lavori, il sopracitato Le foto (già cannibalizzato da un fotografo francese), ma anche Little Numba, in questo corto che si intitola, guarda caso, The Origin Però, devo dire la verità, quando ho visto Carousel, sono saltato veramente dalla sedia. Insomma…che devo dire. Forse non ci sarà il copyright sul “piano sequenza, forse non ci sarà il copyright sul bullet time, forse non ci sarà neanche il copyright sul bullet time narrativo e ceramente non ci sarà sul genere noir/crime. Ma per la miseria… Come si lamentò uno dei creatori di Rank Xerox dopo essersi visto scippate molte idee da Blade Runner, “almeno un caffè avrebbero potuto almeno offrirmelo”. Ecco, anche a me viene voglia di dire, almeno un’ospitata sul portale Philips potrebbero offrirmela. Detto questo, mi viene istintivo mettere a confronto i due lavori. Lo faccio, ma lo dico subito e schiettamente, molto molto controvoglia. Massimo Curatella, di cgexplorer.it e cgitalia.it, è lui che me l’ha segnalato per primo. Mi sembra che Carousel non sia a livello di Le foto dello scandalo. Carousel mi sembra molto un esercizio di stile, in certi passaggi lento e non chiarissimo. Io che amo il cinema, mi manca qualcosa dopo averlo visto. Mi manca il sapore di cinema. Nel nostro Le foto dello scandalo ho voluto realizzare un manifesto, un atto d’amore nei confronti di molte entità. Intanto il genere gangster (e di conseguenza nel cinema stesso), ma soprattutto a Weegee, il fotografo che forse amo di più. Registicamente parlando ho tentato con tutte le mie forze di esprimere la passione, la drammaticità che una forma d’arte e un fotografo riuscivano a scatenarmi. La scelta del bianco e nero all’inizio sembrava una strada suicida, assolutamente in controtendenza in un campo, come quello del 3D. Non era una scelta giusta, era l’unica possibile. Con questo voglio dire che noi avevamo il cinema in testa, la voglia di esplorare, la voglia di stupire. |
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| Il caffè è per chi chiude i contratti (15) |
| di Daniele |
| 04/05/2009 alle 08.02 |
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| Il caffè è per chi chiude i contratti (14) |
| di Daniele |
| 26/04/2009 alle 21.03 |
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| Se l’umanità... |
| di Daniele |
| 26/04/2009 alle 20.36 |
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![]() Ecco altri due artisti che ho inserito nel mio progetto di collettiva da realizzarsi spero qui a Reggio Emilia. Imma Visconte ![]() I lavori “Monocromatici” di Imma Visconte sono atavici imprinting che il presente, sommerso da millenni di civiltà confuse tra loro, ha reso impercettibili. L’uomo ha dimenticato di avere un’anima, e che è stata Gaia a donarglierla. Visconte dimostra con la sua potente dolcezza che squarciare una montagna significa operare sull’anima senza anestesia. Grazie a un pic-nic tra queste roccie sospese ci renderemmo conto a quale inutile esercizio retorico ci abbia spinto la parola futuro. Origine e destino sono sempre stati due estremi sovrapposti. Se l’umanità scoprisse le opere di Visconte si renderebbe conto che la primordiale funzione della montagna di trasmettere un’insostenibile leggerezza dell’essere è stata sostituita da una sostenibile pesantezza dell’avere. Allora sì che mpazzirebberebbero tutti all’istante. Andrea Valenti ![]() I totem di Andrea Valenti sono, utilitizzando un termine abusato dai commentatori, molto materici. La sensazione che stiano per uscire dalla tela è sempre presente. Anche perché quell’occhio, quel led luminoso, rosso sembra essere un segnale che le attività di un qualche microchip stiano per riattivarsi. Come un Terminator non ancora definitivamente soppresso o un Hal 9000 con ancora molte cose da dire (e da nascondere). Con una sola picola differenza: quell’oggetto non dovrebbe avere la possibilità di auto determinarsi. E’ solo un totem. Al limite qualche tribù ci avrà girato intorno, intonando un canto propiziatorio. Che abbia funzionato? Che sia nato così il mito di Polifemo? Se l’umanità scoprisse le opere di Levrini, verrebbe a sapere che queste macchie di Rorschach non sono interpretabili in altro modo che non in cupi moniti, segnali di una qualche maligna entità congelata, ancora non per molto, tra i ghiacci del tempo. Allora sì che impazzirebberebbero tutti all’istante. |
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