Guy Maddin è uno dei più geniali e sconosciuti registi di questa decade. La sua espressività supera i confini della tecnica, abbonda e tracima la possibilità dell’ occhio e del cervello di codificare le immagini. Il suo cortometraggio, The Heart of the World (Zeitgeist Film), è uno dei più eclatanti casi di quanto il cinema breve possa rivendicare un proprio peculiare spazio nell’immaginario visivo. La tecnica, che riprende lo stile dell’avanguardia russa, è stupefacente, con un montaggio serrato e coinvolgente. La musica, di Georgi Sviridov “Time, Forward!”, trascina lo spettatore in un mondo antico e mai esistito, se non nella mente di questo fantastico regista canadese. Il miracolo del mondo parallelo del cinema, che crea una falsa memoria, una memoria che lo spettatore non ha mai avuto ma di cui sente il vitale bisogno di riappropiarsene. Assolutamente da non mancare anche i suoi lungometraggi, tra gli altri, The saddest music in the world, distribuito nelle sale anche in Italia, per un breve periodo, da Fandango.

 

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