Il destino sembra essere scritto su un qualche vecchio e impolverato foglio di carta. E i nostri giorni sono veramente contati. Tutto mi sembra iniziato con Lost, dove, tramite un video di orientamento scopriamo che uno scienziato italiano, Enzo Valanzetti, ha scoperto, grazie a calcoli matematici, la data della fine del mondo. Lost, la cui essenza del successo va ricercata principalmente nel suo essere perfetta metafora dell’ attuale stato mentale dell’umanità, non più impaurita dai mostri o alieni di altri pianeti, ma dal proprio essere. In Numbers, con Jim Carrey, anche lì c’era un foglio con dei numeri, riguardanti il futuro e la capacità di qualcuno di interpretarli. Stesso discorso vale per Knowing con Nicolas Cage, dove in un foglietto, sotterratto anni prima in una scuola, che doveva rappresentare l’espressione di un desiderio riguardo il futuro, ci sono numeri impazziti che, ancora stavolta, se interpretati correttamente, prevederebbero eventi (anche la fine del mondo?). Nel bruttissimo film di Shalamayan The Happening, l’idea della razza che si comincia a suicidare, così come le balene che si arenano o i cavalli che si buttano dai precipizi, così anche noi non stiamo facendo altro che auto-eliminarci.

Più diretta e semplice, in questo senso, sembra essere la teoria di 2012, presentata come una previsione maya, cioè la fine del mondo fra 3 anni. Comunque sarà il film, il trailer è veramente insuperabile. Ah, e dimenticavo di Milo Rambaldi in Alias, lo scienziato italiano rinascimentale e il suo ritratto di una persona che sarebbe nata 500 anni dopo.

Ogni periodo ha seguito le proprie paure. Negli anni ’50 i mostri prendevano la forma di esperimenti nucleari. Negli anni ‘70 c’erano i disaster movies tra terremoti ed inferni di cristallo. Questi giorni sembrano essere i giorni del capolinea. Non è più il disastro che a vederlo ti faceva tornare alla realtà e a fare un sospiro di sollievo. E’ il disastro che ti fa tornare alla realtà rimpiangendo di non essere dentro il disastro figurativo (Nostradamus: i vivi invidieranno i morti).

In un periodo di abbondanza come questo, il presente e il passato non bastavano più. Si è dovuto preparare anche il contenitore del futuro.

Con Facebook possiamo far tornare il passato, che ci si riappiccica alle nostre vite, senza quasi possibilità di scrollarcerlo di dosso. Il presente, con internet, è sempre attuale, interattivo, istanteno. Ci mancava il futuro. Che, apputno sembra avere anche lui le linee principali tratteggiate con grandissima precisione. Mi sento molto in Truman show, quando la maestra mostra la cartina del mondo e afferma che è inutile essere esploratori, tanto è già stato scoperto tutto.

P.S. “Moriremo, moriremo tutti” è la frase più utilizzata nel genere dei film fantascienza/avventura. Quando, alla seconda serie di Lost, ancora non l’avevo udita, avrei voluto abbracciare gli autori e baciarli. Purtroppo, poi, mi sono dovuto ricredere. Nella terza o quarta stagione, anche ad Hurley scappa la suddetta battuta. Damm!

 

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