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After Earth è un film che si basa su presupposti di comunicazione fenomenali. L’idea di base è quella secondo cui ci si trovi su un pianeta inospitale (ma che sarebbe più corretto definire “alieno”) e che solo coincidentemente scopriamo essere la nostra Terra. In un’ ottica ambientale, poi, è la migliore campagna che si potesse creare per la sensibilizzazione sul tema. Ci mette di fronte ad una realtà che è sufficientemente distante per poterla vedere in maniera il più fredda possibile (quindi, più credibile), e allo stesso tempo ci inquieta, elevando la nostra presa di coscienza.

Parlando di product placement, (Google e Youtube), ha una sua forza coerente. In uno dei teaser del film si racconta come la tecnologia, in un periodo che è avanti rispetto ai nostri anni, si è evoluta e lo vediamo attraverso il motore di ricerca e video Youtube (che è di proprietà Google). Non è un banale o forzato inserimento, ma un vero e proprio elemento narrante.

In un altro dei video messi online assistiamo ad un hangout (una video conferenza) dove sono  coinvolti nomi come Ray Kurzweil, inventore e consulente scientifico per molti film di Hollywood, Elon Musk creatore di space Exploration Technologies Corporation e Chairman di Tesla Motors (azienda avanzata per la ricerca di motori ecologici) e Alexandra Cousteau (niponte di Jacques Cousteau, il più importante documentarista marino di sempre). La scelta di aprire una conferenza virtuale tra questi specialisti è in perfetta linea con un approccio moderno, sia per le modalità sul come risolvere i gravi problemi che interessano il pianeta, sia per la sensibilizzazione attraverso la comunicazione. Discutono, insieme ad una classe su cosa si possa e si debba fare per migliorare lo stato delle cose. La discussione non è particolarmente approfondita, ma è divertente e svolge bene il proprio pur semplice dovere.

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After Earth si presenta come un film avvincente, un Cast Away ambientato nel  futuro, ma così pregno di significati e messaggi (già solo dal trailer) che si fa perfino fatica a coglierli e schematizzarli in pochi passaggi. La storia  e la sua stessa operazione marketing/comunicativa mettono in evidenza il paradosso del nostro periodo storico. Sentiamo di aver superato i limiti immaginabili (e qui anche temporali), tanto che non sappiamo più dove poterci porre altri limiti. Tutto ormai è solo una questione di tempo, in termini di brevità o dilatazione. E’ una questione di tempo riuscire a soddisfare i propri clienti. Su Marte ci arriveremo, è solo una questione di tempo. La  questione sembra essere troppo spesso essere legata ad una coordinata periodica e sempre meno ad una spaziale.

Eppure dovremmo sapere che è sulla Terra che dobbiamo continuare a vivere.

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