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Con il mio più fortunato dei lavori in 3D, Le foto dello scandalo, ho tentato di rendere visibile  l’ammirazione sconfinata che ho per il mio fotografo preferito: Weegee.

Perchè Weegee non era solo tecnicamente insuperabile, non era solo un autore unico e originale. Weegee rappresenta la vita, disperata e drammatica, che trapela da tutte le sue foto. Solitario e con tanta rabbia interiore, era contnuamente collegato alla radio della polizia per sentire il canale delle previsioni “omicidio” per ascoltare cosa proponeva la nottata. I temporali improvvisi sono un fenomeno estivo, così come gli omicidi sono un fenomeno tipicamente notturno, quando la luce del flash rende meglio e quando l’assenza di colore, con l’aiuto di un superbo utilizzo del flash, racconta i particolari invisibili.

New york era ormai pronta. Superata la fase ottocentesca, aveva ormai un’aspetto contemporaneo, con grattacieli, acciaio, macchine sfreccianti, neon, muri stinti. E assassinii. Tanti assassinii.

Erano ancora tutti affascinati a guardare le nuove praterie da conquistare, le altezze, con i grattacieli e i voli tra le nuvole. Tutti con gli occhi al’insù a vedere King Kong sull’empire State Building o gli spericolati voli di Howard Hughes. Weegee no,  Lui no, lui volava basso. Se guardava in alto era per riprendere un grattacielo che con le fiamme sciolte al vento corre verso il proprio inesorabile destino.

E sempre più giù, verso la più drammatica delle scene, imbarazzante per l’assoluta inconsapevolezza di due dame che, credendo ancora alla nobiltà come valore, pensano di poter rimanere ingioiellate e impellicciate impunemente. Stavolta è  Weegee che spara per primo e le inchioda nel peggiore dei crimini: il ridicolo. E la barbona, accanto, neanche lei fa una bella figura, sembra sgridarle, ma solo perchè lei non è tra loro.

Ma è scendendo sempre di più che troviamo la nostra salvezza: bambini dormienti su una grata, è nell’ultimo girone che troviamo quella purezza che Weegee desidera. Un amore incondizionato tra fratellini o amici, che riposano abbracciati senza pensieri.

C’è tanta vita nella morte. Lui non fotografa la realtà. Lui raggiunge la scena del delitto e si trova di fronte ad una natura morta che è già di per sè fotografia, non fa altro che rifotografarla. Lui, solo lui però, riesce a cogliere quelle storie, le esalta partendo dalla loro fine.

[Tweet “#Weegee rappresenta la vita, disperata e drammatica, che trapela da tutte le sue foto!”]

Una filo comune percorre le strade di New York, che, come tutte le mamme, alle volte sembra esageratamente cattiva, altre volte eccessivamente generosa con i propri figli Una chiazza di sangue è sul marciapiede: grazie a weegee può essere classificata come la prima opera di street art moderna. E mi viene in mente un’immagine che fotografai davanti alla piscina melato di reggio emilia.

Come un murales di Bansky, vivo anche se spiaccicato inanimato su una superficie, le scene di weegee mandano un messaggio inequivocabile a chi ha gli occhi per vedere. Anche in questo caso, l’omicida, come l’artista, rimarrà anonimo, almeno fino alla fine delle indagini. C’ è un’ombra che weegee sembra inseguire da sempre. Forse non è l’omicidio compiuto, ma un amore non consumato che va a cercare sin dentro un cinema, cullandosi nell’illusione di un bacio altrui.

Altro che Kubrick, che lo utilizza come consulente in dottor stranamore, è Scorsese che vede in weegee il suo vero spirito.

“C’è un travis in ognuno di noi” dice il regista di Taxi Driver.

E’ impressionante somiglianza emotiva e drammatica della foto finale in Shining con questa altra, utilizzata qualche anno fa da un rinomato marchio di moda per una campagna il cui headline era “Siamo una massa di individualisti”.

Siamo una massa di individualisti con un po’ di Weegee in ognuno di noi.

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