Prima guardate, poi leggete.

 

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Carousel, directed by Adam Berg (Stink Digital) - 2009

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Le foto dello scandalo - directed by Daniele Lunghini - 2001

 

Riprendendo l’incipit dell’email di Diego Zuelli, l’amico col quale ho realizzato le foto dello scandalo, “ci risiamo”.

Sarà un periodo, ma in questo scorcio di anno vediamo lavori che hanno molto, troppo in comune con i nostri due lavori, il sopracitato Le foto (già cannibalizzato da un fotografo francese), ma anche Little Numba, in questo corto che si intitola, guarda caso, The Origin

Però, devo dire la verità, quando ho visto Carousel, sono saltato veramente dalla sedia. Insomma…che devo dire. Forse non ci sarà il copyright sul “piano sequenza, forse non ci sarà il copyright sul bullet time, forse non ci sarà neanche il copyright sul bullet time narrativo e ceramente non ci sarà sul genere noir/crime. Ma per la miseria…

Come si lamentò uno dei creatori di Rank Xerox dopo essersi visto scippate molte idee da Blade Runner, “almeno un caffè avrebbero potuto almeno offrirmelo”. Ecco, anche a me viene voglia di dire, almeno un’ospitata sul portale Philips potrebbero offrirmela.

Detto questo, mi viene istintivo mettere a confronto i due lavori. Lo faccio, ma lo dico subito e schiettamente, molto molto controvoglia. Massimo Curatella, di cgexplorer.it e cgitalia.it, è lui che me l’ha segnalato per primo.

Mi sembra che Carousel non sia a livello di Le foto dello scandalo. Carousel mi sembra molto un esercizio di stile, in certi passaggi lento e non chiarissimo. Io che amo il cinema, mi manca qualcosa dopo averlo visto. Mi manca il sapore di cinema. Nel nostro Le foto dello scandalo ho voluto realizzare un manifesto, un atto d’amore nei confronti di molte entità. Intanto il genere gangster (e di conseguenza nel cinema stesso), ma soprattutto a Weegee, il fotografo che forse amo di più. Registicamente parlando ho tentato con tutte le mie forze di esprimere la passione, la drammaticità che una forma d’arte e un fotografo riuscivano a scatenarmi. La scelta del bianco e nero all’inizio sembrava una strada suicida, assolutamente in controtendenza in un campo, come quello del 3D. Non era una scelta giusta, era l’unica possibile.

Con questo voglio dire che noi avevamo il cinema in testa, la voglia di esplorare, la voglia di stupire.

 

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