Incontri ravvicinati d’arte: il ponte di Chernobyl

Chernobyl

Ogni opera d’arte ha un suo momento culminante. Che sveli un picco di perfezione o che identifichi con sintesi magniloquente la sua premessa morale, il manifesto che l’opera intrinsecamente porta con sé. Se devo sceglierne uno, dei vari picchi che ho trovato nella meravigliosa serie Chernobyl, scelgo la scena del ponte, perché è un picco che scala tutti i livelli di incontri ravvicinati, fino a quelli di ultimo tipo.

INCONTRO RAVVICINATO DI PRIMO TIPO: quel frangente è bello in sé. La bellezza di per sé non esiste, non è “stand alone”, ha sempre delle spiegazioni esterne. Parlo quindi un particolare che è bello ma slegato al resto dell’opera. La scena del ponte ha una bellezza in sé, fluisce, ti emoziona

INCONTRO RAVVICINATO DI SECONDO TIPO: la scena crea un’armonia nel tutto, è disposta dove altro non potrebbe essere, fa da interpunzione con gli altri capitoli, scioglie matasse e rilancia il proseguo. La scena del ponte fa da interpunzione “poetica” con l’incidente, i malfunzionamenti meccanici e le inefficienze umane con i drammi umani. Qui si fondono insieme.

INCONTRI RAVVICINATI DI TERZO TIPO: la traccia non è solo portatrice di bellezza, la traccia non è solo portatrice di armonia e completezza. Essa squarcia un aspetto dell’umanità, una finestra su di noi impensata, inaspettata. Riesce a creare quel corto circuito esplosivo tra me e l’umanità. Io in quanto Daniele, io in quanto elemento di un gruppo. Io in quanto essere sensibile, io in quanto parte di un sistema che della sensibilità non ha traccia. Io in quanto sopravvissuto, con l’istinto di autodifesa continuamente attivo e io in quanto parte di una specie che ha un innata tendenza all’autodistruzione, senza, per altro, grosse motivazioni. 
Questa scena è un incontro di terzo tipo. Squarcia la mente e lo spirito, è una radiografia dell’umanità, ci dice chi siamo nonostante noi e chi non siamo nonostante i nostri ideali. Ma soprattutto, ci rivela chi vorremmo essere e che, molto probabilmente, non saremo mai.

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