È dagli anni ’80 che il tormentone della crisi della carta stampata vaga ovunque.
I primi tentativi di rimediare furono i gadget, l’allegato. VHS prima, DVD poi, giocattoli, forbicine per le unghie, manuali di auto-motivazione. Qualsiasi cosa pur di tenere in vita l’oggetto giornale.Poi arrivò internet, presentandosi come la signora con la falce.
Arrivarono i social, le rivoluzioni di ogni colore riprese dai cellulari e con esso la figura del citizen journalism. Come per la fotografia, tutti erano diventati giornalisti. La falce cominciò a colpire davvero: testate storiche, in tutto il mondo. La signora in nero, incappucciata, stava facendo il suo lavoro. Era venuta per i giornali.
E poi arrivò l’AI.
A quel punto, alla signora in nero, non serviva neanche più muovere le sue ossute braccia. Il lavoro proseguiva da solo, come un domino funereo, senza più controllo. La signora in nero poteva tornarsene da dove era venuta: l’obiettivo era compiuto. Poi, una mattina, mi sono alzato con una sensazione strana.
Un’indigestione. Informazioni ingerite per osmosi: terzi che scrollano camminando, pause pranzo aziendali piene di schermi, post compulsivi su tutti i social. Dolori allo stomaco. Il corpo, e con lui la mia mente, stava chiedendo soccorso. Di uscire da quel circolo vizioso. Mentre camminavo, mi guardo intorno.
Cosa sta succedendo? Esco e torno a comprare uno, due, tre giornali di carta. Sono sempre stato un famelico lettore di giornali cartacei. Ma anche di tutto il resto, sia chiaro: digitale, online, social. Non mi sono mai fatto mancare nulla.
Eppure quella insopportabile di vivere in una bolla di persone telecomandate, come da entità aliene, mi stringeva la testa. Una specie di illuminazione mi ha avviluppato. Mi si è acceso il terzo occhio,o il terzo orecchio, o il sesto senso. Insomma: ho captato qualcosa.
I giornali di carta fermeranno l’emorragia di interesse che li ha colpiti per anni. Torneranno a prendersi uno spazio che, un tempo, era naturalmente il loro. Non con i numeri di una volta, il milione di copie di Repubblica e Corriere resterà un ricordo, ma torneranno a crescere. E, soprattutto, a riappropriarsi di quella credibilità che una comunità riconosce solo a ciò che percepisce come affidabile.
Il formato cambierà. Già si sono rimpiccioliti nel tempo (Repubblica fece scuola), ma ora la direzione sarà un’altra: si avvicineranno ai settimanali, o meglio ancora ai quaderni. Sì, ai quaderni di scuola. Un po’ come il vecchio Reader’s Digest. E portarli tornerà a essere dimostrazione di uno status mentale (lo status sociale ormai è una classificazione superata).
Ma perché sono arrivato a questa conclusione? (a breve la parte 2)
